Farfalle

Ieri mi sono addormentata. Ieri mi sono risvegliata. Dopo 22 mesi e 17 giorni sono stata di nuovo in quella sala, tranquilla, felice, in quell’ospedale, in quel letto, e ho visto nascere il mio nuovo corpo. Hanno tolto l’espansore, hanno messo una protesi di silicone sterile che pesa 445 g e simmetrizzato con una protesi controlaterale di 166 grammi. Mi piace dare i numeri, mi rassicura. Mi fa capire che è tutto vero. I drenaggi qui vicino a me mi fanno compagnia, tira tutto, fa un po’ male, ho sonno. Sono viva, sono nuova. Respiro come non respiravo da tempo.

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“Qualcosa che mi chiama/mi chiama sempre/e non mi prende./E con dolcezza elastica volevo/con lento movimento/essere appresa e sciogliermi./Come scivolando verso il caldo/come aria fredda/che muove verso il caldo/e si trasforma in vento e poi ancora/in sbalordita calma/uscire dai miei margini e raggiungerla”*

Patrizia Cavalli 

Di cosa parliamo quando parliamo di nudo. Cancro, volgarità e molte altre cose

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Antefatto: in relazione alle strette politiche di Facebook in materia di nudità (“che sia il David di Michelangelo o una madre che allatta il suo bambino”, cit.), mi è stata segnalata e rimossa una foto che avevo impostato come immagine del profilo.
La foto faceva (fa) parte del mio progetto “Newborders”, che racconta in sette scatti che sovrappongono nudi a immagini diagnostiche il mio personale percorso attraverso la malattia e come la malattia abbia spostato i miei confini fisici e mentali ridisegnando un’identità nuova e una nuova percezione di me stessa, del mio corpo e della mia vita tutta quanta.

L’ultimo di questi sette scatti, quello che poi ho impostato come immagine profilo in quanto simbolo della rinascita e della vita, è composto da tre autoritratti sovrapposti. Sono io come sono ora: spettinata, tatuata, con il seno nudo solcato dalla cicatrice laterale, asimmetrico e provvisorio del pre ricostruzione. Ma non è il seno il centro della foto, anzi a dire il vero rimane assai defilato e si intravede proprio a volerlo cercare. Qual è il punto allora? Mi sono chiesta che cosa avesse creato disarmonia e turbato le regole in materia di nudità, visto che su facebook ci sono profili di persone molto più nude di me in quella foto, in pose oscene, o in situazioni alquanto ambigue.

Il punto secondo me è il capezzolo. Un capezzolo perfetto, che si intravede e si ripete – sacrilegio – almeno tre volte, così perfetto da sembrare finto. Ma non è finto, è mio, è la mia pelle, anche se appartiene a quella parte del mio seno senza ghiandola (posso chiamarlo ancora seno, tecnicamente, allora?se sì perché? se no perché?), e per questo motivo forse sembra così perfetto, creando un circolo vizioso e virtuoso fra perfezione e falsità, falsità e perfezione.
Vorrei ragionare sul concetto di falsità, e chiedere a chi ha segnalato la foto se tecnicamente si tratta sempre di una foto in cui una donna giovane mostra il seno nudo, dato che siamo in presenza di un seno con protesi. Ma soprattutto vorrei ragionare sul fatto che ci sono altri progetti fotografici riguardanti il cancro al seno in cui le donne che hanno fatto la mastectomia vengono mostrate completamente nude in tutte le loro cicatrici. Anche su facebook. Che cos’è che “va bene” in loro? Che cos’è che si può mostrare?
Credo che la risposta sia sempre nel capezzolo, che non è più presente in alcuni casi di mastectomia. E quindi, paradossalmente, diventa più visibile e di più lecita visione la visione di un seno solcato da cicatrici chirurgiche che non un seno ricostruito o a cui sia stata preservato il “guscio” esterno”. Perché quell’immagine ci dice chiaramente: sono un’immagine di sofferenza. Sono QUESTO.La mia foto che cosa diceva? Non lo so. Forse decontestualizzata dal progetto non stava gridando sofferenza e dolore, più un timido essere qui, essere presente, essere nuova. Ma anche: ho sofferto, soffro, soffrirò. Sebbene nascosto.

Credo che riguardo la foto sia stata applicata la stessa regola che viene applicata nella censura delle immagini delle attiviste Femen, che prima di essere pubblicate sui social hanno bisogno di essere ritoccate in zona capezzolo. Cioè, il capezzolo deve sparire.

Ma perché?

Quelli delle persone di sesso maschile non sono capezzoli? Perché si possono mostrare, vedere, perché si accettano? Ma soprattutto, perché quelli delle donne no?
Perché immagini oscene di chiaro richiamo sessuale sono tollerate e passate e approvate se non addirittura incoraggiate mentre un seno nudo che sta a significare tutt’altro non lo è?
Qual è la ratio sottesa ai controlli e alle censure? Al lecito e all’illecito? Al volgare e al pulito?

Che cos’è che ci scandalizza e ci turba? Il dolore? La malattia? Forse no. Forse turba di più la bellezza nonostante la malattia, la bellezza nella malattia. Scardina il nostro modo di pensare binario, per opposti, per rassicuranti concezioni secondo cui o si è sani o si è malati, e se si è malati si è brutti, se si è sani si è belli.

Oppure semplicemente qualcuno tettofobico passava di lì, ha visto una tetta e ha premuto segnala. Spesso le cose succedono per caso e noi ci ricamiamo sopra.
Può essere.
Ma anche in quel caso: da dove nasceva la sua fobia? Che cosa ci provoca simbolicamente la vista di un seno femminile? Che cosa ci provoca SOCIALMENTE, POLITICAMENTE, la vista di un seno femminile?

 

undicimarzo

Un anno fa finivo la chemio. Toglievo tutti i tubi, il cellophane, i cappelli e le sciarpine in testa e la mattina dopo alle cinque prendevo il traghetto per la Corsica. Di quei giorni ricordo la stanchezza estrema, innaturale, il sapore strano dei cibi, una passeggiata in montagna di due ore e la sensazione di svenimento a ogni passo, la tachicardia e la nausea. Ma anche, e soprattutto, la natura selvaggia intorno a me che mi faceva commuovere di bellezza e di potenza. Potenza di vita. Quella voglia primigenia di esistere che sento in ogni cellula. 

Questo blog è diventato un calendario di ricorrenze. 

Sono così felice. Un anno è tantissimo. 

newBorders

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E’ raro che pubblichi foto di me, per tanti motivi. 

Siccome però ho un progetto fotografico a cui tengo molto e che sto cercando di proporre in vari modi e a vari enti/associazioni ecc ecc lo linko qui. 

Si chiama newBorders e il sottotitolo è “di come un cancro al seno ha spostato i miei confini”. Non sono brava a dire altro, lascio che a parlare siano le immagini. 

Il progetto è in costruzione e più o meno ogni giorno aggiungerò una foto. Qualsiasi opinione, idea, emozione, tutto, è ben accetto. 

un abbraccio forte a tutt* e soprattutto… stay strong ;) 

http://newborders.tumblr.com/

Natura naturans

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E insomma ieri, dopo un anno e un mese, le mie ovaie hanno ricominciato a funzionare. Cioè, boh, non so nemmeno se è un bene. Se ora dovrò fare anche il decapeptyl. Se il tamoxifene da solo non basta. Se questa sensazione di leggerezza e libertà mi fa male e deve essere sedata e interrotta perché potenzialmente cancerogena. Non lo so. Ho pianto, ho riso, non ci credevo, ho pianto ancora. Perché credevo che fossero state danneggiate per sempre (nessun dottore si spiegava perché non mi fosse ancora tornato il ciclo). Invece, forse, no.

E continuo a non sapere nulla sul futuro, ma spero che la natura sia mia amica e che vada tutto bene sempre.

comunicazioni

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Ieri esami di preospedalizzazione (ricostruzione, speriamo presto, non vedo l’ora, ma ho anche un po’ paura, questo espansore ormai lo sento parte di me). 

Infermiera che mi toglie il sangue (e mi fa tipo 4 buchi in tutto il braccio perché le mie vene non escono fuori, nemmeno sulla mano, poi mi mette il braccio verticale perché la mia pressione è quasi inesistente e non riesce a riempire le dieci provette O.o): “è per il seno? spero qualcosa di benigno” “sìsì, devo fare la ricostruzione, la cosa maligna l’ho già tolta” “oddio, ma così giovane? sei una bimba.. mi dispiace.. ma ora stai bene?” “sto benissimo, grazie” “che belle notizie, mi sento sollevata”. 

COMMENTO: chi deve rassicurare chi??

Il cardiologo: “devi fare la mammella? spero nulla di grave” “l’anno scorso ho fatto la mastectomia, adesso devo fare la ricostruzione, nulla di grave..” “complimenti, come ne parli tranquilla della mastectomia..” “eh, il peggio è passato” “e di cuore come stai? bene?”

COMMENTO: MA NON ERI TU IL CARDIOLOGO? e soprattutto, sai dove te la infilo la mia tranquillità???

misteri della medicina.

Il primo post dell’anno

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Mi dispiace che il primo post di questo 2014 sia triste. Però è così: ieri sono andata a salutare per l’ultima volta una persona, che conoscevo solo come vicino di negozio e che salutavo la mattina. Educato, gentile, sorridente, senza parole perché non poteva parlare. Non poteva parlare perché il cancro si era preso le sue corde vocali e molto altro. Non si era preso però la sua tenacia, la determinazione e l’energia che ha messo nel lavoro fino a pochi giorni prima di morire. Il cancro fa schifo. Ma schifo, così schifo che quando il prete ha parlato di ‘purificazione delle debolezze nella sofferenza’ mi è venuto il vomito. 

Avrei voluto che nessuno avesse ascoltato quelle parole che non rispettano la vita. Per fortuna lui non ha dovuto sentirle.